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La ricetta del mio viaggio a Bali

Ogni cosa è benedetta e va benedetta.

Questo l’ho imparato nel mio viaggio a Bali, qualche anno fa.

Ogni mattina ci svegliavamo e trovavamo sulla porta di legno della nostra casetta dei fiori, un incenso e qualche cosa da mangiare che veniva offerto agli dei in segno di protezione. A Bali venivano benedette non solo le case, ma anche i motorini, le macchine, i templi, le strade, i negozi. Trovavamo benedizioni dappertutto.

Un giorno abbiamo affittato un motorino per accedere a delle spiagge più lontane e ci è stato consegnato con una vaschetta di fiori e l’incenso e ogni mattina ce lo trovavamo così, con questa benedizione, esattamente come la nostra casa.

In quel viaggio mi sono sentita protetta e benedetta in ogni momento.

La benedizione per me più emozionante è stata a quella del corso di cucina quando lo chef- insegnante ha posto sul tavolo di lavoro fiori, incenso e qualche cibo simbolico. Con l’incenso poi ci ha benedetti tutti, uno ad uno, in modo che il cibo che avremmo toccato, lavorato, trasformato e poi mangiato e fatto parte di noi avesse le più alte vibrazioni e non portasse dietro con sè strascichi di emozioni negative.

Ehhh sì, noi ingurgitiamo anche le emozioni quando mangiamo… quindi se proprio non è tua la pratica della benedizione del cibo (anche se ve la consiglio almeno una volta ogni tanto) almeno attendi un attimo, prima di metterti a cucinare quando sei una nuvola di rabbia o di tristezza.

Di questo viaggio mi sono rimasti i gusti agrodolci e il sapore accesso delle spezie e poi la vitalità del colore dei piatti (da cui traggo ispirazione ogni giorno per i miei).

Ecco qui una ricetta che porto nel cuore perché ogni volta che la creo mi riporta là a Bali e dentro la sacralità del nutrimento e di ogni gesto di cui la nostra vita è composta.

Ho ridotto la quantità di spezie rispetto la ricetta che avevo imparato nel corso di cucina a Ubud (la capitale) perché qui sono introvabili e perché per il nostro clima sono veramente troppe. Da noi subito dopo l’estate c’è l’autunno e poi l’inverno e il nostro corpo va preparato fin d’ora al freddo invernale.

Questo è l’aspetto su cui sto lavorando con il gruppo che mi segue con il mio programma di ricette del menù naturale organizzato. Le ricette del menù per un lato sono studiate in base alla strategia alimentare per dimagrire, sciogliere i grassi profondi e la ritenzione idrica e per un altro lato sono create in modo da evitare le debolezze tipiche del periodo autunnale e invernale: raffreddori, muco, influenze, catarro e sistema immunitario debole.

Non è uno scherzo, sai!

Pensa che io dopo quel viaggio in cui per due mesi ho mangiato olio e zucchero di cocco, spezie e frutta tropicale a go a go mi sono trovata a dicembre con una patina di lingua bianca pazzesca sulla lingua e un sacco di altri disturbi tipo pancia gonfia, reflusso, catarro e stanchezza cronica. Ero all’inizio del mio percorso di studi di terapia alimentare ma guardandomi alla specchio ho iniziato a fare alcune riflessioni secondo quanto stavo apprendendo di medicina tradizionale cinese e macrobiotica.

Il cibo manifesta i suoi effetti dopo tre giorni, tre mesi e tre anni in modi diversi. Quindi la mia domanda osservandomi la lingua fu: cosa avevo mangiato tre mesi prima per avere la lingua così patinata e bianca?

Ma certo: ero a Bali e avevo esagerato con tutto lo yin possibile ed immaginabile, tutto ciò che c’era di frutta tropicale e cruda, di zucchero di cocco e di spezie. Avevo esagerato con del cibo che aveva delle caratteristiche utili a chi vive in un clima equatoriale. Quindi?

A dicembre ho preso la decisione di rimediare a tutto quel pasticcio tropicale con un bel decotto (il più gettonato quando le persone vengono da me in consulenza) di kuzu, umeboshi e bancha e una bella dieta yanghizzante di cereali, verdure e legumi cotti a lungo.

In dieci giorni ho buttato fuori tutto l’umido che mi ero portata dentro con le mie scelte alimentari estive e ho capito che non si può tanto scherzare con gli effetti del cibo sul corpo per cui l’anno dopo nel viaggio in India ho fatto che evitare tutte le spezie (al cameriere era un continuo “no spicy ), la frutta tropicale e lo zucchero di cocco. E sono tornata senza effetti collaterali.

Ed ora qui la ricetta del mio viaggio a Bali rivisitata in chiave macrobiotica. Ci tengo a metter in evidenza che nella filosofia alimentare che propongo l’uso del cocco è molto raro e viene utilizzato per occasioni speciali come questa, festeggiare il compleanno di mio marito insieme ad amici creando un piatto dai gusti speciali e sognanti.

 

Ingredienti:

  • 1 tazza di riso rosso
  • 1 mazzetto di basilico
  • 1 tazza di anacardi
  • 2 cipollotti
  • 4 albicocche
  • 2 cucchiaini di curry
  • 1 cucchiaino di zenzero in polvere o di radice fresca
  • una manciata di scaglie di cocco o di cocco grattugiato
  • olio di sesamo o extra vergine di oliva
  • tamari q.b (salsa di soia bio)

Procedimento:

Lava il riso rosso e cuocilo salandolo con il doppio di acqua.

Lava e taglia la verdura e le albicocche togliendo il nocciolo.

In una padella metti dell’olio e un dito di acqua, aggiungi il cipollotto tagliato fine con la parte verde, le albicocche tagliate e le scaglie di cocco ed infine un dito di acqua, sala e copri.

Intanto sciogli il curry in un dito di acqua tiepida. Tosta gli anacardi. Quando le albicocche sono morbide versa sopra il riso e il curry, grattugia lo zenzero o aggiungi la polvere di zenzero (se hai la radice fresca grattugiarla e spremerla fra le mani). Aggiungi due dita di acqua e un cucchiaio di tamari o assaggia e regola con il gusto. Coprire e cuocete tutto insieme per una decina di minuti. Poi servi con gli anacardi tostati sopra.

Questa è una ricetta afrodisiaca, prova per credere e fammi sapere se ti è piaciuta, ti aspetto nel mio gruppo facebook del tuo menù naturale organizzato e se hai desiderio di cominciare a sistemare i tuoi problemi di salute con il cibo prova il tuo menù naturale organizzato così a novembre non ti trovi con la lingua felpata e tutte le debolezze invernali.

Love, trust, care

Silvia