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Ami le solanacee? Attenzione!!!

Solanacee sì o solanacee no?

Dipende. Passando allo stile alimentare della macrobiotica ho imparato a conoscerne bene gli effetti.

Prima di studiare medicina tradizionale cinese, scienza della nutrizione e macrobiotica alla scuola la Sana Gola di Milano, non mi ero mai posta domande su pomodori, melanzane, peperoni e patate (le più conosciute di questa famiglia).

Adoravo le patate, mi piacevano i pomodori, un po’ meno le melanzane e i peperoni.

Quando ho iniziato a curare con l’alimentazione diversi problemi di salute, le solanacee ho dovuto dimenticarle per un po’.

E, ti dirò, non mi sono proprio mancate.

Quando il mio corpo ha riacquistato l’equilibrio, ho sentito la mancanza dei pomodorini, soprattutto quelli che mangiavo nel Sud Italia, che sapevano di sole e di mare. Ma, in realtà, ciò accadeva più perché li associavo ad un periodo di vacanza, che ad una reale necessità.

Si può vivere senza le solanacee, anche se a oggi ci può sembrare impossibile.

Cosa capita in Italia e in giro per il mondo se dici di essere vegano o vegetariano o chiedi un piatto di verdure?

Ti rifilano immediatamente un piatto di melanzane, peperoni o pomodori grigliati, oppure delle patate al forno. È capitato anche a te, vero?

Io sono appena tornata da un viaggio in Turchia in cui ho vissuto il tripudio delle solanacee.

Nel corso di cucina turca poi non c’è stato scampo, ma me le sono godute perché le mangio molto raramente e con la consapevolezza degli effetti che hanno sul corpo.

E ora, a casa, sto cercando di riequilibrare quel tripudio attraverso decotti, stili di cottura e abbinamenti alimentari.

Perché parlo di riportare equilibrio dopo aver mangiato per diversi giorni solanacee?

Se durante questa vacanza non avessi mangiato pomodori, peperoni e patate, sarei rimasta a digiuno la maggior parte delle volte. E, inoltre, non sarei riuscita a divertirmi così tanto con la mia insegnate turca Nurten, che già aveva strabuzzato gli occhi sul mio non mangiare carne e formaggi.


La macrobiotica è una filosofia alimentare e di vita che aiuta l’essere umano a trovare l’equilibrio in

ogni situazione.

Quindi perché in macrobiotica, quando si vogliono migliorare o risolvere dei problemi di salute, è meglio eliminarle per un po’ di tempo e poi moderare l’uso?

Tutti i tipi di verdura e frutta sono classificati dalla macrobiotica come yin ovvero con un effetto espansivo e raffreddante sul corpo.

E le solanacee sono molto ma molto yin, estremamente yin.

Infatti la natura ce le offre quando il clima diventa più caldo e ci avviciniamo all’estate.

Poi, guarda un po’, spariscono.

Hanno tutte origini extra europee, extra mediterranee. Il pomodoro, la patata e il peperone arrivano dall’America, le melanzane dall’estremo oriente e il loro consumo in Europa inizia nel 600/700. Il nostro apparato digerente, quindi, le conosce da circa 400 anni.

Se non sono ancora adatte per il nostro suolo, come possono esserlo per il nostro sistema digestivo?

Mio marito Leonardo che è sudamericano ha nei geni millenni di consumo di solanacee, a differenza di me.

Spesso insiste perché ritorni in casa qualche tipo di solanacee e ogni tanto qualche scivolone sul pomodoro che lui adora glielo permetto. Ma lui, aiutato anche dalla sua origine, lo digerisce molto meglio di me.
Inoltre arrivando dai climi tropicali le solanacee sono ricche di acqua e quindi raffreddano.

Lo sai che il termine melanzana deriva da “mela insana”,  un nome forse datole per mettere in guardia dalle possibili reazioni che poteva procurare?

E adesso qui, diciamocelo, siamo ancora in balia dell’umido e delle piogge e raffreddare i propri organi non è proprio la scelta più saggia, se vogliamo che lavorino bene.

Gli studi della scienza della nutrizione ci danno conferma che è meglio andarci piano con le solanacee in quanto contengono solanina, un alcaloide tossico che viene prodotto da queste piante come autodifesa da funghi e parassiti e che di conseguenza noi, mangiandole, ingeriamo.

Le patate hanno poi un alto indice glicemico che non è proprio quello che serve se vogliamo tenere in armonia i livelli dell’insulina.

In medicina tradizionale cinese se hai un problema yin bisogna togliere la causa yin.

Quindi se hai problemi yin come:

  • irritazioni della mucosa dello stomaco tipo ernia iatale
  • irritazioni all’intestino o al colon
  • problemi alle estremità del corpo come artriti, dolori articolari o alle ossa come l’osteoporosi (la solanina sembrerebbe reperire calcio dalle ossa depositandolo in giunture o tessuti molli contribuendo all’arteriosclerosi)
  • allergie, raffreddori, naso colante o problemi alle vie aeree o ai bronchi

è meglio evitarle.

Se però non ci sono problemi di salute ogni tanto possono essere consumate cotte, così l’effetto “estremo yin” viene ammortizzato e anche la quantità di solanina neutralizzata.

Nella mia prossima rubrica Cucina in cambiamento in viaggio ti darò delle dritte per bilanciare l’effetto troppo yin di queste “verdure” così  da potercele godere ogni tanto con una buona dose di saggezza e un pizzico di consapevolezza in più.

Love, trust, care

Silvia

P.S: Dato l’enorme successo dell’evento Sgonfiati in modo ecosostenibile, con cui abbiamo registrato il tutto esaurito, abbiamo fissato un’altra data: martedì 5 giugno. Scoprirai insieme a me i cibi che gonfiano e quelli che sgonfiano. Ti aspetto!